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I frammenti del calcolatore di Antikythera

Lo studioso lucano Giovanni Pastore e il "computer" dei Greci

giovedì 14 febbraio 2008 |  Cultura Cultura | 

Il calcolatore astronomico greco, probabilmente più noto come Calcolatore o Macchina di Antikythera, fu ritrovato ai primi del '900 nel relitto di una nave sommersa nelle acque antistanti l'isola greca del mar Egeo, Antikythera appunto, da cui deriva il nome. Tra le scoperte archeologiche dell'ultimo secolo è questa con molta probabilità quella più sorprendente ed affascinante.
Con questo Calcolatore era possibile calcolare il sorgere del Sole, le fasi lunari, gli equinozi, i mesi e i giorni della settimana, i movimenti dei cinque pianeti allora conosciuti, perché visibili ad occhio nudo, ed ecco perché questo “marchingegno” che aveva alcuni quadranti la cui funzione non è ancora chiara e che funzionava semplicemente girando una piccola manovella posta lateralmente alla scatola, risalente al I secolo a.C., viene considerato come il più antico calcolatore analogico della storia.
La Macchina di Antikythera è risultata essere da subito un meccanismo fuori dal suo tempo ed ha impegnato scienziati ed archeologi in molte e lunghe ricerche accendendo, alla fine, dopo molti anni di studio, un dibattito sulla complessità ed allo stesso tempo sulla modernità delle conoscenze tecniche e scientifiche che un'opera come questa presuppone. Alla base del funzionamento di questo meccanismo vi sono i rotismi epicicloidali, la qual cosa pone in evidenza un livello di conoscenze scientifiche molto elevate, quasi impensabili, per l'epoca, e questo porterebbe ovviamente ad una rivisitazione della scienza nell'epoca ellenistica. Questo porterebbe a pensare che i greci avvessero già cognizione della teoria eliocentrica ben diciotto secoli prima di Copernico. Con la conoscenza poi delle equazioni dei rotismi epicicloidali che sono alla base del Calcolatore di Antikythera sarebbe stato possibile calcolare la distanza della Terra dal Sole, la velocità della Terra e del suo satellite, la Luna, e le loro forze di gravità, risultati questi a cui sarebbe giunto Isaac Newton, ma solo diciannove secoli dopo.
Chiaramente queste sono ancora solo delle ipotesi che devono essere investigate dalla comunità scientifica internazionale con grande attenzione, e se gli studi dovessero confermare tali ipotesi, allora, bisognerebbe dare una chiave di lettura tutta nuova della cultura classica.
Studioso appassionato e rigoroso dell'argomento è un lucano, Giovanni Pastore, ingegnere libero professionista e docente presso l'Università degli Studi della Basilicata, che grazie alla sua grande competenza meccanica nel campo dei cinematismi è arrivato alla formulazione di ipotesi rivoluzionarie proprio partendo dall'uso dei meccanismi epicicloidali alla base dell'antico “computer” greco. Il professor Pastore ha osservato che i rotismi epicicloidali hanno trovato applicazione solo in epoca moderna, per la precisione un secolo fa, nel differenziale delle automobili, e che altre applicazioni sono ancora più recenti ad esempio nei cambi automatici automobilistici e ferroviari e nei riduttori delle eliche degli elicotteri, questo sta a significare che tra la Macchina di Antikythera e le moderne applicazioni ci sono solo diciannove secoli di ritardo.
Attualmente i frammenti in rame e bronzo sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene e dopo attenti studi si ritiene che questo marchingegno fosse un preciso calcolatore astronomico assemblato per monitorare i rapporti ciclici tra il Sole, le Stelle ed i Pianeti.
Giovanni Pastore, che come detto molto ha studiato l'argomento, ha scritto un libro dal titolo “Antikythera e i regoli calcolatori”, che lo ha impegnato per sei anni. Il suo intento era innanzitutto quello di decifrare il calcolatore a livello di impostazione cinematica, quindi, quello di dare vita ad un volume di approfondimento che potesse aiutare gli “appassionati” della materia, ma anche quello di riscoprire personaggi ed opere di grande importanza che pur occupando, forse anche in modo inconsapevole, un posto di grande rilievo nella nostra storia, sono stati occultati nel corso della storia o perché sottovalutati o al solo scopo di far prevalere opinioni personali o anche di comodo.

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Giovanni Pastore
Ingegnere e professore, originario di Rotondella, ma residente a Policoro, dove vive e lavora, consegue la laurea in ingegneria meccanica a pieni voti al prestigioso Politecnico di Torino nel 1978, con una tesi dal titolo “Calcolo e progetto di longheroni per autoveicoli”. Questo lavoro di tesi suscitò immediatamente grande interesse fra le industrie costruttrici di automezzi tanto che, prima ancora di laurearsi, la FIAT gli offrì un contratto di lavoro. Da quel momento e per ben cinque anni ha lavorato per l'ufficio progettazioni autoveicoli della fabbrica torinese, e dopo questi cinque anni in cui ha concepito il progetto del telaio della “Uno”, prepotentemente si è fatto vivo quell'istinto di libertà che lo ha riportato al Sud.
E' stato professore incaricato presso l'Università di Arcavacata (Cosenza), è professore presso l'Università degli Studi della Basilicata

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