San Severino Marche - Bernini,
Guercino Pomarancio, ed ancora Orazio Gentileschi, Valentin de
Boulogne, Baciccio, Carlo Maratti: il gotha dell’arte italiana del
Seicento sarà riunito per la grande mostra “Le Meraviglie del Barocco
nelle Marche” che, dal 24 luglio al 12 dicembre, tornerà a far parlare
di San Severino Marche come tappa clou delle grandi mostre di oggi.
L’esposizione appare come una occasione unica per conoscere capolavori
ignoti straordinariamente suggestivi protagonisti di una complessa e
variegata stagione ma anche per visitare luoghi indimenticabili, nei
quali il tempo sembra essersi fermato senza recare violenza ad una
civiltà fatta di armonia.
Nei saloni del settecentesco Palazzo Servanzi Confidati e nella
chiesa della Misericordia, da poco restaurata, saranno esposte novanta
opere fra dipinti, sculture ed oreficerie. Dopo le memorabili mostre
dedicate ai Fratelli Salimbeni ed ai Pittori del Rinascimento, la
città, autentico gioiello di architettura e urbanistica, riprende il
percorso di promozione e di valorizzazione delle peculiarità
storico-artistiche del territorio, attraverso un evento articolato che
rappresenta il primo di una serie di progetti espositivi della Regione
dedicati alla civiltà del Seicento. La mostra Meraviglie del Barocco
nelle Marche, catalogo Silvana Editoriale, è promossa dal Comune di San
Severino Marche in collaborazione con la Soprintendenza Psae delle
Marche, la Direzione Generale Beni e Attività Culturali delle Marche e
la Fondazione Salimbeni per le Arti Figurative. La mostra che riceve il
contributo della Regione, si tiene sotto l’Alto Patronato del
Presidente della Repubblica e con il Patrocinio della Presidenza del
Consiglio dei Ministri e del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali. Il Comitato Scientifico è presieduto da Vittorio Sgarbi,
presidente onorario Mina Gregori, e vede tra i presenti Antonio
Paolucci, Francesco Scoppola, Maurizio Marini, Stefano Papetti, con il
coordinamento e la direzione di Liana Lippi.
Dalla mostra emergeranno le dinamiche artistiche del Seicento e si
metteranno in luce i legami culturali del territorio con i due centri
più importanti dello Stato Pontificio: Roma e Bologna. Lungo le sale di
Palazzo Servanzi Confidati sfileranno tele di artisti come Pomarancio e
Andrea Lilli, figure di collegamento tra il Tardo Manierismo e il
Barocco, alcune significative testimonianze del caravaggismo, Orazio
Gentileschi, Giovanni Francesco Guerrieri, Valentin de Boulogne, Ribera
e interessanti copie antiche e famose del Caravaggio come San Francesco
e l’Angelo proveniente dal Museo Civico di Udine e testimonianze del
Classicismo con Guido Reni, Guercino, Sassoferrato, Paolo Marini.
“Notevoli furono nei primi tre decenni del Seicento gli arrivi di
opere legate al naturalismo caravaggesco: tele di Valentin, di
Guerrieri, di Gentileschi, di Ribera attestano il successo che una
pittura severa, giuocata su forti contrasti di luce, aveva riscosso
nella provincia pontificia. Non a caso un saggio del catalogo, a firma
di uno dei più noti studiosi di Caravaggio, ha come oggetto proprio il
caravaggismo nelle Marche. Ma ciò non escludeva la possibilità di altre
presenze più legate al contesto barocco, come le ricordate opere
berniniane, le tele di Baciccio, le pale d’altare di Maratti che
introducono nelle chiese del maceratese l’enfasi e la retorica tipiche
di quello stile” illustra Stefano Papetti, Presidente della Fondazione
Salimbeni per le Arti Figurative che collabora con il Comune di San
Severino alla realizzazione della mostra. L’esposizione evidenzia anche l’attività di alcuni artisti locali
come il settempedano Paolo Marini o Giacomo Giorgetti (umbro di Assisi
che lavorò molto nell’Alto Maceratese) che, forti di un soggiorno di
studi a Roma, ma soprattutto suggestionati dalle opere giunte dall’Urbe
nelle chiese del territorio, seppero sintonizzarsi su quelle lunghezze
d’onda offrendone una versione più domestica e “dialettale”.
L’affermarsi del nuovo gusto viene documentato anche con la
presentazione di alcuni capolavori di Gian Lorenzo Bernini e dei suoi
collaboratori, di Giovanni Battista Gaulli, di Carlo Maratti e di
intagliatori e di orafi che introducono, in ambito locale, le novità
del Barocco trionfante. Anche nel campo delle arti minori, dell’intaglio ligneo e
dell’oreficeria, troviamo in mostra, infatti, oggetti di elevatissimo
livello artistico prodotti anche da artisti di grande fama, come ad
esempio, il francese Denis Plouvier. Suoi i candelieri con putto, i
busti reliquario, gli angeli porta torcia. In mostra anche il Busto
reliquario di Santa Maria Maddalena, il busto d’argento di Santi Lotti. I dipinti di Valentin e le sculture di Bernini donate alle chiese di
Camerino dal cardinale Angelo Giori, i dipinti di Guercino e Guido Reni
commissionati e raccolti dal nobile tolentinate Benadduce Benadduci, le
tele ferraresi dello Scarsellino commissionate dal capitano Margarucci,
compongono una trama che si sovrappone a quella tessuta dalle
committenze ecclesiastiche, restituendoci l’immagine di un secolo
animato da vivaci fermenti intellettuali che si esprimono anche in
ambito teatrale e letterario. Proprio a questi aspetti è dedicata una sezione della mostra che
sarà ospitata presso la Pinacoteca Civica dove sarà possibile ammirare
incisioni, antichi testi teatrali e strumenti scientifici che
illustrano le passioni segrete dell’aristocrazia marchigiana. Un
percorso che toccherà anche due importanti chiese di San Severino
Marche, i Santuari del Glorioso e della Madonna dei Lumi, che con i
loro imponenti apparati decorativi, che vedono l’integrazione di
sculture e dipinti, offrono un quadro complessivo dell’aggiornamento
culturale di committenti e devoti di provincia.
Una mostra che ha il merito oltre che di portare alla luce alcuni
aspetti poco noti dell’arte barocca marchigiana, quello di aver
concorso al restauro di numerose opere esposte: l’antica copia per
esempio della tela di Caravaggio raffigurante “San Francesco e
l’angelo” ritrovata a San Severino nella chiesa di San Rocco che verrà
messa a confronto con la versione del Museo Civico di Udine; il busto
in bronzo di Urbano VIII del palazzo comunale di Camerino finalmente
visibile da vicino, evidenziandone la qualità straordinaria di un
originale di Gian Lorenzo Bernini, capace di cogliere con grande forza
introspettiva l’indole indomita del pontefice.
Con la mostra di Palazzo Servanzi Confidati, nella Chiesa della
Misericordia e nella Pinacoteca Civica non si esaurisce l’intero
progetto: al fine di ritessere infatti la trama di questo complesso
periodo, ricco di testimonianze in gran parte inedite, in calendario ci
sono una serie articolata di appuntamenti e di iniziative sul
territorio e di eventi collegati al contesto culturale seicentesco a
cominciare da un itinerario nel “sommerso” collegato all’ambito
culturale della mostra attraverso alcune chiese segnalate, spazi
architettonici e contenitori straordinari di altrettanto preziosi e
sconosciuti documenti della Storia e dell’Arte del XVII secolo. E ancora, concerti di organo di musica barocca nelle chiese
cittadine, una rassegna cinematografica dei film che hanno
rappresentato o anche solo citato il barocco, conferenze a tema e
perfino incontri conviviali legati alla gastronomia barocca a partire
da un patrimonio del gusto ancora oggi rintracciabile sul territorio.