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Cortona (Ar)/ Da sabato 31 al 6 agosto, tra gli appuntamenti del Festival. la mostra d'arte di Daze
APPUNTAMENTO CON TUSCAN SUN FESTIVAL
Oltre alla rassegna si potrà ammirare l'artista lavorare e dipingere in uno degli spazi pubblici della città
domenica 01 agosto 2010 |
Arte |
Cortona (Ar) / Da venerdi 30 luglio al 6 agosto appuntamento con l'ottava edizione del "Tuscan Sun Festival". Il protagonista dell'edizione 2010 è Daze, figura di spicco della scena urbano-artistica di New York alla fine degli anni '70. Nella Grande Mela della fine anni sessanta, alcuni giovani artisti cominciarono a esprimere il proprio disagio metropolitano per le strade, utilizzando spazi abbandonati, lasciati al degrado, e strutture d'uso della città, come la metropolitana. Daze, allora solo un adolescente, fu uno dei pionieri tra i 'graffitari dei treni', artisti che entravano nei depositi della metropolitana durante la notte e ricoprivano l'esterno delle carrozze con disegni elaborati per esprimere una loro idea di plasticità e decoro. Negli anni successivi, l'arte di Daze, così come di molti altri graffitari, entra nelle gallerie e nei musei, e i murales cominciano ad essere considerati tra i movimenti dell'arte moderna. A trent'anni di distanza dall'apparizione dei primi graffiti, possiamo affermare che ora graffiti/arte urbana/arte di strada sono entrati a far parte della cultura e del linguaggio globale, e possiedono un innegabile potere comunicativo tra i giovani. E' un'arte chiara, diretta e universale, con cui giovani artisti di tutto il mondo, dal ronx a Pechino, da Berlino a Beirut, ricoprono le città di messaggi e idee o semplicementeaffermano la propria identità scrivendo i loro nomi, senza vincoli e senza inibizioni. Oltre alla mostra, avremo modo di vedere Daze lavorare e dipingere in uno degli spazi pubblici di Cortona durante il festival. La mostra è un evento gratuito, e Daze parteciperà ad un'intervista come parte della serie "Conversazioni con un artista". La mostra è curata da Fortune Cookie Projects
Daze biografia: Chris Ellis, è nato a New York nel 1962 e diventato una delle figure di spicco della scena urbano-artistica di New York alla fine degli anni 70. Al contrario dei ‘graffitari’, che ricoprivano semplicemente ogni superficie pubblica accessibile con scritte ripetitive, Daze aveva ambizioni più alte. Negli anni 70, New York era una città cupa, sporca pericolosa e povera. I giovani artisti non trovando altra via per esprimere la propria visione creativa, criticavano portando il proprio lavoro nelle strade e nella metropolitana. La città sarebbe diventata la loro tela. Daze, allora solo un adolescente, fu uno dei pionieri tra i ‘graffitari dei treni’, artisti che entravano nei depositi della metropolitana durante la notte e ricoprivano l’esterno delle carrozze con disegni elaborati che descrivevano la città come la vedevano. Queste ‘opere d’arte in movimento’ erano tutto tranne che permanenti. Se un ‘writer’ di graffiti era fortunato il treno sarebbe partito la mattina per fare il suo percorso prima di tornare al deposito ed essere ripulito. Gli artisti si appostavano in diverse posizioni strategiche per vedere e a volte fotografare l’ultima creazione mentre percorreva il suo itinerario. Sebbene fosse largamente diffuso un senso di solidarietà, facevano a gara per assicurarsi una linea metropolitana importante per avere un’alta visibilità. I graffiti erano strettamente legati alla nuova musica emanata da ogni poro della città di New York. New wave, hip hop, rap hanno tutte le loro radici in questo punto temporale. L’arte e la musica offrivano colore e suono ad uno squallido scenario urbano che era stato rifiutato non solo da Washington, ma da tutto il resto dell’America. Erano i giovani della città ad iniettare le vibrazioni e l’energia che erano così scarse. Prendendo la metropolitana per andare in locali notturni per ascoltare gli ultimi gruppi si potevano ammirare i disegni su carta nera di un artista contemporaneo di Daze, Keith Haring, che ritraevano bambini radioattivi, cani che abbaiavano e dischi volanti e ricoprivano i cartelloni nelle stazioni. Gli ammiratori lungimiranti tra noi li avrebbero staccati per metterli nel loro appartamento (oggi quei disegni comprerebbero ben più di qualche appartamento). Un altro artista del gruppo di Daze era Jean-Michel Basquiat. In realtà, la prima ‘vendita’ di Daze fu una collaborazione con Basquiat – un frigorifero dipinto a collage venduto per $200 nel 1980 al Mudd Club, la mecca di allora per la nuova musica nella bassa Manhattan. Negli anni a venire molti di questi artisti avrebbero lasciato le strade e sarebbero entrati nel mondo delle gallerie e dei musei. Nel 1982 la famosa Sidney Janis Gallery sulla 57a strada a Manhattan, specializzata in solida arte del dopo guerra, è stata la prima ad ospitare gli artisti urbani di New York, e Daze è stato uno dei primi partecipanti. Una rapida occhiata alla lista di mostre di Daze negli anni sottolinea chiaramente il fatto che i graffiti sono diventati il pantheon dei movimenti dell’arte moderna. Trent’anni dopo vediamo come graffiti/arte urbana/arte di strada, qualunque sia il modo in cui vogliamo chiamarla, permeano così tanti aspetti della cultura globale. È adesso parte del linguaggio mondiale, e possiede un innegabile potere di parlare ai giovani e ogni giorno c’è un ragazzo del Bronx, di Pechino, Berlino e anche Beirut, pronto a prendere una bomboletta in mano e dire la sua.
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