17 gennaio 2013

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Il volume “Da Accon a Matera”

Matera / Venerdi, dalle 18,00 alla Mediateca la presentazione del libro a cura di Francesco Panarelli per le edizioni Lit Verlag. Una storia che l’Università degli Studi di Basilicata e il Circolo La Scaletta invitano a riscoprire.

 

S. Giovanni dipinto di F. Palumbo

S. Giovanni dipinto di F. Palumbo

Matera – Riscoprire la storia di Matera, nei secoli dal XIII al XVI, attraverso le vicende di un ordine religioso femminile che da Accon, ovvero San Giovanni d’Acri in Palestina, giunse nella città dei Sassi nel 1200 e qui si consolidò. Tutt’oggi la città conserva il ricordo delle monache penitenti di Accon in due monumenti fulcro della vita cittadina e religiosa e laica: la chiesa di Santa Maria la Nova oggi parrocchia di San Giovanni Battista, loro sede dal 1231 al 1601, e il convento dell’Annunziata, attuale sede della biblioteca e mediateca provinciale di Matera, dove si trasferirono dal 1748 al 1866 quando lo Stato post unitario sciolse gli ordini religiosi.

I due edifici sono traccia tangibile di una storia, quella dell’ordine religioso delle monache penitenti di Accon, che si incrocia con la storia della città di Matera, ma anche con le vicende delle lotte fra papato e impero, con le crociate e con la storia dei popoli del Mediterraneo.

Una storia che l’Università degli Studi di Basilicata e il Circolo La Scaletta di Matera invitano a riscoprire, presentando venerdì 18 gennaio – con inizio alle 18 – alla Mediateca di Matera il volume “Da Accon a Matera: Santa Maria la Nova, un monastero femminile tra dimensione mediterranea e identità urbana (XIII-XVI secolo)”.

Alla presentazione del libro, a cura di Francesco Panarelli per le edizioni Lit Verlag, interverranno: l’accademico dei Lincei Cosimo Damiano Fonseca e Gioia Bertelli, professore Ordinario di Storia dell’Arte medievale dell’Università di Bari. Le conclusioni sono affidate a Francesco Panarelli, professore Ordinario di storia medievale all’Unibas e curatore del volume. I saluti istituzionali saranno portati dal presidente della Provincia Franco Stella, dal sindaco Salvatore Adduce, dal direttore del Dipartimento di Scienze umane dell’Unibas Paolo Masullo e dal presidente del Circolo La Scaletta di Matera Ivan Franco Focaccia. Coordinerà gli interventi la giornalista Sissi Ruggi.

Il volume “Da Accon a Matera: Santa Maria la Nova, un monastero femminile tra dimensione mediterranea e identità urbana (XIII-XVI secolo)”, partendo dal lavoro di edizione dei documenti medievali relativi alle religiose di Santa Maria la Nova ha preso corpo grazie alla proficua collaborazione con professionalità coinvolte nello studio sulla Matera medievale.

Articolato in cinque sezioni, come spiega Francesco Panarelli nella prefazione, il libro recupera: ”un episodio della storia della religiosità femminile fra il XIII e il XIV sec. (…) Il nesso fra città e monastero si mostra ancora campo d’indagine stimolante e foriero di novità, in virtù delle interconnessioni che di volta in volta si colgono nei processi di costruzione del patrimonio, nelle tensioni con i poteri locali, sino a clamorosi fatti di sangue…”.

Se l’analisi delle Fonti storiche e dei documenti medievali è stata curata da Francesco Panarelli, che traccia anche la figura dell’arcivescovo Andrea, Cristina Andenna analizza i connotati euromediterranei dell’esperienza delle Penitenti di Accon, che sebbene abbiano avuto genesi in Oriente non erano lontane da quei movimenti religiosi del Centro Europa che si occupavano della redenzione delle prostitute. A Monica Granieri si deve il contributo sul patrimonio del monastero. Fonti che, da un lato, mettono in evidenza il ruolo rilevante che gli enti ecclesiastici ebbero nell’economia cittadina, dall’altro ci rivelano antichi toponimi – come la contrada “Torre alla fontana”, l’odierna piazza Vittorio Veneto, dove fu edificato nel XVIII sec. il monastero dell’Annunziata – e ci raccontano episodi quali la processione avvenuta alle 23 del 2 giugno 1603: intonando il Te Deum Laudamus, le monache si trasferirono da Santa Maria la Nova a un convento nei pressi della cattedrale. E ancora i 4 ducati e 4 tarì che i preti della parrocchia di San Giovanni dovevano alle religiose come canone annuo per il possesso della chiesa. L’analisi archeologica del sito si deve a Francesca Sogliani e a Isabella Marchetta, mentre Luisa Derosa traccia la storia architettonica e stilistica della chiesa di Santa Maria la Nova.

 

Sinossi:

Il 1230 fu un anno di svolta per la città di Matera: un gruppo di religiose, le moniales novarum penitentium, provenienti dalla Terra Santa si insediò nella città, mentre proprio il loro chiacchierato patrocinatore, l’arcivescovo di Acerenza, Andrea, vide la fine della sua carriera. Gli interventi raccolti in questo volume esaminano le vicende legate al trasferimento e all’insediamento delle moniales da Accon a Matera, inquadrandole sia nelle specifiche dinamiche urbane, sia nel contesto del coevo movimento penitenziale femminile europeo, sia negli sviluppi successivi, tanto all’interno della congregazione, destinata a trasformarsi in un nuovo piccolo ordine, quanto nella memoria costruita dalla emergente storiografia materana in età moderna. Parte significativa dell’indagine è dedicata alle fonti materiali: la chiesa, con il suo apparato decorativo, e le tracce archeologiche emerse nello spazio antistante la chiesa monastica. Il volume ha così recuperato un quasi sconosciuto episodio della storia della religiosità femminile tra XIII e XIV secolo e ha permesso ancora una volta di ribadire il ruolo della Puglia medievale negli scambi con l’Oriente e con l’Europa continentale.

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