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L’arte contemporanea invade Monza

Passeggiando tranquillamente tra le vie nuovamente affollate della città di Monza, ci si imbatte improvvisamente in installazioni d’arte contemporanea, le quali danno così vita a una fruizione culturale completamente ribaltata rispetto a quella a cui siamo solitamente abituati. Infatti, con M@D – Monza Arte Diffusa non è più nell’interno canonico e tradizionale dello spazio espositivo che si incontra l’arte, ma quest’ultima abita e vive all’esterno, posizionandosi nel complesso e variegato reticolo urbano. In particolare, dopo il periodo di “reclusione forzata” che abbiamo vissuto, l’atto di uscire all’aperto ha acquisito un nuovo significato e poter incontrare l’arte in città, senza dover entrare all’interno di gallerie e musei, è sicuramente un’opportunità insolita e curiosa nel panorama cittadino contemporaneo.
L’invasione controllata e studiata delle opere di M@D sparse all’interno del contesto urbano ha così creato un profondo e stimolante dialogo con i luoghi della città, che sono in questo modo “abitati” nuovamente dopo il silenzioso e devastante vuoto che li ha caratterizzati durante questo periodo, ma che, pronti per ripartire dopo il blocco imposto dal Covid, sono stati rivisti sotto un differente punto di vista grazie al pretesto dell’esperienza artistica e, soprattutto, sono stati rielaborati con occhi nuovi e nuova sensibilità.

Monza diventa così temporaneamente un grande museo d’arte contemporanea all’aperto, caratterizzato soprattutto dal fascino della continua scoperta. Infatti, anche se c’è una mappa che raccoglie tutti i punti interessati, è bello lasciarsi trasportare dalla città stessa, per scoprire improvvisamente – e in certi casi anche inaspettatamente – un intervento contemporaneo che la valorizza e la sottolinea. In questo, l’operazione pensata e voluta già da tempo dal critico e curatore Matteo Galbiati, in collaborazione con Leo Galleries, è perfettamente riuscita e si è reinventata, consolidandosi e acquisendo maggiore significato anche in relazione alla situazione attuale: il portare sculture e installazioni artistiche fuori da gallerie, musei e spazi espositivi ha sviluppato in questo senso un nuovo modo di vivere l’incontro con la città.

Nasce così una dimensione ambientale e urbana dell’arte contemporanea che interagisce con lo spazio pubblico e apre effettivamente la possibilità anche ad inconsapevoli visitatori di conoscere il lavoro degli artisti contemporanei coinvolti. Le opere popolano in questo senso le vie del centro abitato, dando vita a una mostra fluida e viva, che cambia potenzialmente in ogni ora della giornata e che si valorizza anche e soprattutto in relazione al luogo.
Infatti, opere come le installazioni luminose di Manuela Bedeschi hanno un loro fascino alla luce del giorno, ma è nelle ore notturne che si mostrano in tutta la loro potenza. Altre, invece, esaltano la loro bellezza proprio in connessione con lo spazio di cui si sono temporaneamente “appropriate”, come la delicata installazione di Angelica Consoli o l’elegante intervento di Francesco Arecco, che si ritagliano un loro spazio visivo dall’enorme profondità mistica e spirituale all’interno rispettivamente del Santuario di Santa Maria delle Grazie e della Cappella Reale Espiatoria.
Oppure ancora, diventano degli incontri inattesi e inaspettati, mimetizzandosi per certi versi anche nel contesto urbano, come i curiosi manifesti di Jasmine Pignatelli o le piccole sculture intime e introspettive di Andrea Sanvittore.
In altri casi ancora, assumono maggior significato proprio in relazione al luogo dove sono esposte, come per l’intervento scultoreo di WA22, che è stato allestito all’Ospedale San Gerardo di Monza e che acquisisce così anche il ruolo di tacita testimonianza di ciò che è accaduto in questi mesi e di silente ringraziamento per chi ha “lottato” in prima linea.

In questo senso, quindi, i 17 artisti coinvolti sono stati chiamati a interagire direttamente con dei luoghi chiave della città, realizzando in certi casi delle installazioni ad hoc per questo progetto, le quali resteranno visibili per tutto il corso della mostra – ad eccezione di quelle esposte nella vetrina di MiMuMo in vicolo Lambro, in cui sono allestiti a rotazione gli interventi di Eva Reguzzoni, Alice Padovani e Samantha Passaniti. In questo modo, si è andata a creare una sorta di narrazione ambientale, in equilibrio tra interno ed esterno, caratterizzata sia dalla presenza di opere provenienti da gallerie e archivi, posizionate in ambienti scelti appositamente per darne un maggiore impatto visivo e di senso, ma anche da installazioni inedite, collocate nei luoghi che hanno ispirato direttamente gli artisti durante la creazione.
Monza si è trasformata così in un grande libro, che si è aperto per raccontarsi attraverso piccole storie artistiche cariche di senso, significative soprattutto in relazione a questo periodo, in cui tutto è stato sconvolto e in cui la distanza sociale è diventata ormai un’obbligata abitudine. Per questo un progetto come M@D si delinea come una ventata d’aria fresca, che “allieta” con le affascinanti visioni artistiche sparse per la città, ma che allo stesso tempo si fa portatore di valori ben più profondi sul senso di ritrovarsi e di ritornare ad essere una comunità vicina e unita – seppur nella distanza. Il punto di forza di M@D è, infatti, quello di stimolare questa nuova socialità, in cui l’incontro con l’arte contemporanea in luoghi non convenzionali apre a inedite possibilità. Le strade, le piazze, i vicoli, i luoghi di passaggio e di incontro si trasformano così in una mostra a cielo aperto, favorendo in questo modo una differente forma di connessione tra arte e pubblico.

E chissà, forse quando queste opere se ne saranno andate si percepirà un senso di vuoto, perché ci si è abituati a rileggere questi luoghi in maniera diversa. Ovviamente resteranno gli interventi permanenti di Specchio41 e di Tiziano Bellomi, che rimarranno a ricordo di questa stagione espositiva strana e particolare, che a Monza ha riaperto in grande stile grazie a questa idea “folle”, dalla quale è nata una mostra per la città, attraverso la città stessa.

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